Alimentazione e pressione arteriosa

La pressione arteriosa è sicuramente un aspetto importante nella salute di una persona. Si conta che ben il 33% della popolazione italiana soffre di ipertensione, ovvero di pressione troppo alta. Come ben puoi capire, questi dati, non sono poi così positivi.

Infatti la pressione alta può portare davvero ad una moltitudine di patologie e problemi di salute, come ad esempio: ictus, infarti, problemi cardiaci ed aneurismi.

Insomma, di sicuro non è affatto una cosa da sottovalutare. Chi soffre di ipertensione sa come è importante controllare giornalmente il livello della propria pressione.

Per far ciò è assolutamente necessario avere un misuratore di pressione tra le proprie mura domestiche.

Questo semplice apparecchio ti garantirà di avere sempre il tuo stato di salute sotto controllo, così da poter prendere dei provvedimenti nel caso siano necessari.

Misurare la pressione però non basta. Bisogna anche fare dei cambiamenti nello stile di vita, in primis sulla propria alimentazione.

Alimentazione ed ipertensione

Come già ti abbiamo accennato, l’alimentazione gioca un ruolo importante sull’andamento della tua pressione arteriosa.

Se sei poi soggetto ad ipertensione devi ancora di più fare attenzione a quello che mangi.

La pressione arteriosa è composta da due parametri:

  • minima, che va dai 60 ai 90 mmHg
  • massima, che va dai 100 ai 140 mmHg

Questi valori indicano la forza esercitata dal sangue nelle diverse arterie. Ovvio quindi che, la pressione, è un dato molto importante per capire lo stato di salute del proprio cuore.

Ma cosa è bene inserire nella propria alimentazione, e cosa invece è bene eliminare? Scopriamolo insieme.

Cosa è bene evitare o limitare

Ci sono alcuni alimenti che favoriscono l’insorgere dell’ipertensione.

Purtroppo ti dobbiamo avvisare che, fanno parte di questa lista, alcuni degli alimenti che forse sono tra i tuoi preferiti.

I cibi altamente grassi, ad esempio, dovrebbero essere eliminati, o limitati al massimo.

Carni grasse, formaggi, salumi, insaccati, fritture. Inoltre è bene anche limitare al massimo il sodio, ovvero il sale.

Questo non significa necessariamente mangiare senza sapore e gusto. Si può benissimo sostituire il sale con spezie ed erbe aromatiche che danno ad ogni piatto quel tocco in più, inoltre sono anche molto salutari.

Per quanto riguarda le fritture puoi invece optare ad una cottura ventilata in forno, oppure valutare l’acquisto di una friggitrice ad aria che non implica l’utilizzo dell’olio.

Ma vedrai che scoprendo la cottura a vapore, la cottura al cartoccio e molte altre tecniche, ti renderai conto che i cibi possono essere ancora più buoni senza tanto olio e grassi aggiunti.

Ovvio, poi, che anche gli alcolici e superalcolici non sono così favorevoli alla pressione arteriosa.

Cosa è bene mangiare

Ci sono poi alcuni alimenti che invece sono davvero benefici per il controllo della tua pressione arteriosa.

In primis ci sono gli alimenti ricchi di potassio come ad esempio i pomodori, la bieta, i carciofi, funghi, patate, cereali e molte tipologie di frutta. Ottima anche la frutta secca.

Inoltre ti farà felice scoprire che anche il cioccolato fondente è perfetto per la ipertensione.

Infatti esso contiene molti flavonoidi, volti alla dilazione dei vasi sanguigni, e quindi ad una diminuzione della pressione del sangue.

Quali attrezzi usare in palestra per rassodare gambe e glutei

Dedicarsi regolarmente alla pratica di una disciplina sportiva è il primo passo per restare in forma e per accrescere la propria sensazione di benessere psicofisico. Recarsi con continuità in palestra, seguendo un programma di allenamenti personalizzato è la soluzione più adatta a ridefinire il proprio fisico, rimodellare il corpo e potenziare la muscolatura.

La palestra è consigliata anche per sostenere un trattamento finalizzato al dimagrimento o al mantenimento del peso corporeo. Praticare sport è altresì un’ottima soluzione per accrescere la sensazione di benessere fisico e mentale, per eliminare scorie e tossine in eccesso e per smaltire gli accumuli di stress.

Allenamento multi o mono frequenza: quale scegliere

Quando ci si allena, soprattutto per i neofiti, è molto importante farsi aiutare da un professionista del settore per stabilire il programma di esercizi da seguire settimanalmente: un allenamento ritenuto equilibrato è quello che integra e bilancia upper e lower. Questo modello, che rappresenta il genere di approccio più classico al metodo della multifrequenza, prevede l’alternanza di allenamenti concentrati sulla parte alta e su quella bassa del corpo. In maniera più specifica, il metodo della multifrequenza permette di concentrare l’allenamento, a giorni alterni, su gruppi muscolari distinti e, quindi, di non sovraccaricare di lavoro nessun muscolo.

Cardio: ellittica, bike, stepper e tapis-roulant rassodano davvero gambe e glutei?

Tra gli allenamenti consigliati a quanti desiderano perdere peso e rassodare le gambe e i glutei rientrano alcuni dei più noti e praticati programmi cardio.

Non bisogna però credere che qualsiasi tipo di allenamento cardio sia sempre funzionale al raggiungimento di questi obiettivi: il rassodamento della parte bassa del corpo risulta particolarmente efficace con allenamenti che prevedono sessioni di bike e stepper, mentre, se l’obiettivo primario è dimagrire, è preferibile l’uso di macchinari come tapis-roulant ed ellittica.

Gambe e glutei tonici, gli attrezzi da usare in palestra

Rassodare gambe e glutei è un obiettivo comune a molti appassionati di sport e di allenamento a corpo libero. Tra gli attrezzi più utili al raggiungimento di questo scopo figurano Leg Curl, Leg Press, Leg Extension e Abductor. I macchinari “Leg” sono concepiti assecondare i movimenti degli arti inferiori e per potenziarne con efficacia la muscolatura: la Leg Curl è una panca inclinata particolarmente adatta all’allenamento dei femorali, mentre la Leg Press, che funziona mediante la pressione di una pedana posta frontalmente, in verticale o in diagonale, rispetto alla seduta, agisce su quadricipiti, glutei, ischiocrurali e parzialmente sulle caviglie.

La Leg Extension, invece, è uno degli esercizi “a catena cinetica aperta” ed è pertanto caratterizzata da un modello di stress che insiste, mediante un moto rotatorio, direttamente sull’articolazione del ginocchio; questo genere di allenamento permette di operare con efficacia sui quadricipiti e sull’intero complesso della coscia.

Un aiuto valido dal professionista quando si è principianti

Prima di intraprendere un programma di allenamenti è sempre opportuno avvalersi della consulenza di un professionista del settore che sia in grado di guidare e definire i carichi di lavoro in funzione degli obiettivi e delle caratteristiche fisiche dell’atleta: un allenamento improvvisato può rivelarsi improduttivo o addirittura dannoso per la salute dell’organismo.

È sempre opportuno abbinare al proprio programma di allenamenti personalizzato una dieta congrua ed abbondante: diminuire drasticamente l’apporto calorico giornaliero, specie in concomitanza con l’avvio di una pratica sportiva intensa è inutile e spesso perfino pericoloso. Anche in questo caso, dunque, è opportuno avvalersi della consulenza di un medico sportivo per delineare la dieta più adatta al programma di allenamenti che si intende seguire.

E per chi vuole allenarsi a casa? Dove comprare attrezzi da palestra?

Tra coloro che si allenano con regolarità, non tutti hanno il tempo o la voglia di frequentare una palestra. Cresce sensibilmente, infatti, il numero di chi per tenersi in forma preferisce allestire a casa propria una piccola palestra.

Se per qualità ed intensità degli allenamenti si necessita di macchine professionali, una validissima alternativa agli attrezzi da palestra nuovi, sono gli attrezzi da palestra usati rigenerati. Una scelta di questo tipo riduce sensibilmente i costi (anche fino al 60%) senza influire minimamente sulle aspettative in termini di qualità dei macchinari.

In rete si trovano diverse aziende che si occupano della vendita di attrezzi da palestra usati rigenerati, fra queste, ad esempio, Wellness Point oltre a fornire una garanzia completa per ogni macchinario usato venduto, predispone anche convenientissimi pacchetti o addirittura palestre complete.

DERMOSCOPIA PER LA CALVIZIE MASCHILE E FEMMINILE.

L’alopecia androgenetica è una situazione degenerativa dei capelli colpiti (per colpa della predisposizione genetica) dal DHT (diidrotestosterone) che è un ormone derivante dal testosterone tramite l’enzima 5alpha reduttasi.

Nel caso dell’alopecia androgenetica non si verificherà una caduta immediata dei capelli, ma una riduzione della loro qualità.

Questo fenomeno porta nel lungo periodo ad una modificazione in negativo del volume complessivo.

I capelli sembrano:

  • più crespi,
  • non propriamente pettinabili e
  • sempre meno coprenti.

LA TECNOLOGIA: UTILIZZO DEL DERMATOSCOPIO

Una delle tecnologie più utilizzare per diagnosticare l’alopecia androgenetica è la dermoscopia , una tecnica diagnostica non invasiva che permette tramite il dermatoscopio di osservare se i capelli stanno diventando sempre più fini e quindi soggetti a miniaturizzazione. Questa tecnologia risulta essere molto utilizzata dai medici che si occupano di diagnosticare le cause della perdita dei capelli.

Alopecia Androgenetica – Lo spessore dei singoli fusti.

L’aspetto della capigliatura è dato sia dallo spessore dei singoli fusti sia dalla densità dei capelli sullo scalpo.
I capelli crescono di circa 0.6-1.25 cm per mese e di solito il loro spessore e densità di riduce con più si invecchia.

Il calibro dei capelli varia da fine a spesso ed è diverso da persona a persone e tra diversi gruppi etnici. In caso di alopecia androgenetica si assottigliano progressivamente.I capelli fini hanno un diametro di circa 50µm (microns) e a causa di questa loro caratteristica sono più suscettibili a rottura.

  • I capelli medi hanno un calibro di 60-90µm e questa costituisce la norma.
  • I capelli spessi sono più forti con un calibro di 100 µm o superiore.

La miniaturizzazione nell’alopecia androgenetica è un effetto della caduta dei capelli e dell’alopecia androgenetica in particolare.

Alopecia androgenetica localizzata o su tutto il cuoio caelluto?

Nell’alopecia androgenetica, il fusto del capello comincia ad atrofizzarsi

e il calibro del capello comincia a ridursi sia in area ricevente che in area donante.
Se la miniaturizzazione si verifica in donor questo può ridurne la capacità e persino rendere l’area donante inadatta per il trapianto.

Trapiantate capelli miniaturizzati (soggetti ad alopecia androgenetica) può portare a un risultato estetico scadente.

Il trauma provocato dall’estrazione può far si che questi capelli non ricrescano

ed avere un impatto negativo anche sui capelli circostanti dell’area donante. Anche se non si parla di alopecia androgenetica è normale avere un certo numero di capelli miniaturizzati in area donante, soprattutto per le persone più anziane, ma se la miniaturizzazione eccede il 15% della densità dell’area donante allora il trapianto di capelli è sconsigliabile (area donante povera).

PERDITA DI CAPELLI. PERCHÉ SI VERIFICA E QUALI SONO LE SOLUZIONI PROPOSTE DAGLI ESPERTI?

Quali sono le cause dell’alopecia? Quanti capelli si dovrebbero perdere per rientrare nella normalità? Ogni giorno perdiamo circa 100 capelli. Questo fenomeno è da considerarsi assolutamente fisiologico.

Con il termine alopecia, dal greco alópex (= volpe), si fa riferimento ad una serie di condizioni che si caratterizzano per una riduzione quantitativa di peli in una qualsiasi regione del corpo.

È possibile rendersi conto del fatto che la caduta dei capelli non rientra più nei parametri fisiologici quando i capelli persi hanno una quantità decisamente maggiore rispetto ai capelli in fase di crescita.

Spesso questa condizione è temporanea, dettata da particolari fasi della vita di una persona, a una scorretta alimentazione o a fattori stagionali. È molto importante comprendere quale siano le cause dell’alopecia per poter capire come affrontarla.

Alopecia, cause genetiche, DHT e conversione del testosterone

Le cause genetiche sono responsabili in particolare dell’alopecia androgenetica, che interessa circa l’80% della popolazione maschile e il 50% di quella femminile. Per questo motivo è spesso identificata con il nome di “calvizie comune”. È causata dall’azione dell’ormone DHT (diidrotestosterone), che attacca e danneggia il follicolo pilifero.

Disfunzioni della tiroide, delle ghiandole surrenali o dell’ipofisi, livelli anomali di testosterone rappresentano le cause ormonali della calvizie.

Vi sono poi cause chimico-farmacologiche, quali l’utilizzo di farmaci per insufficienza cardiaca, antidepressivi e alcuni tipi di chemioterapia che portano alla calvizie.

Un’alimentazione scorretta può rappresentare una causa. Carenza di vitamine, proteine o minerali, di ferro, malattie quali l’anoressia sono da annoverare tra le cause dell’alopecia. In particolare le vitamine coinvolte nella crescita dei capelli sono la vitamina B, A, B/5, D, E e PAB.

Secondo alcuni studiosi, stress, shock o depressioni possono causare forme di alopecia e diradamento. Si parla in questo caso di alopecia da stress. I fattori psicogeni sembrano contribuire alla calvizie e in molti casi questa condizione viene vista come un disturbo psicosomatico. Come già affermato, identificare la causa della calvizie è fondamentale per poter intervenire e risolvere o limitarne gli effetti.

Cos’è la taurina e che effetti ha sul nostro corpo?

La taurina è un composto organico, un amminoacido naturale che si trova in alta concentrazione nei globuli bianchi, nei muscoli, nel sistema nervoso centrale e nel muscolo cardiaco; è anche un componente importante della bile.

È un amminoacido essenziale o non essenziale?

Innanzitutto definiamo gli amminoacidi come le unità costitutive delle proteine e vengono​​ classificati in:

  • amminoacidi essenziali, quelli che non possono essere prodotti dall’organismo. Questo significa che devono essere assunti o attraverso il cibo o attraverso l’uso di integratori. I 9 amminoacidi essenziali sono: istidina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano e valina;

  • aminoacidi non essenziali, che invece vengono prodotti dal corpo umano. Alcuni sono: glutammina, arginina, cisteina e la nostra taurina.

Non tutti gli integratori agiscono allo stesso modo sugli individui e l’effetto varia a seconda della fisicità dei soggetti. Generalmente, la taurina produce un aumento della forza, agendo in modo simile alla creatina che aumenta l’idratazione delle cellule. La taurina, inoltre, ha un effetto positivo sull’ossidazione dei grassi durante l’esercizio fisico con un generalizzato miglioramento delle prestazioni atletiche. Ha, poi, la capacità di rilassare il sistema nervoso centrale e può agire abbassando i livelli di ansia e di stress. Studi clinici dimostrano che un uso corretto della taurina è in grado di combattere l’obesità e di aiutare a mantenere sotto controllo i livelli di glucosio in soggetti affetti da diabete.

In quali cibi è presente la taurina? Nel pesce, nella carne (rossa e bianca), nelle uova, nel latte intero e nei formaggi; inoltre, è contenuta in gran parte delle bevande energetiche disponibili in commercio.

Per evitare che i livelli di questo amminoacido si abbassino, provocando condizioni di stress e debolezza psico-fisica, può essere utile assumere un integratore di taurina. Si trovano sotto forma di polvere o di capsule e non è necessaria la prescrizione medica.

Ricapitolando, la taurina è uno degli aminoacidi più importanti: evidenze scientifiche suggeriscono che, nei paesi dove la taurina è assunta con più frequenza, ci sia una maggiore longevità. Attraverso l’assunzione di integratori di taurina, è possibile mitigare gli effetti dannosi dei grassi, del glucosio e dell’insulina in eccesso nel sangue. La taurina, inoltre, rinforza e protegge le cellule del muscolo cardiaco e il sistema circolatorio, contribuendo nella prevenzione contro l’aterosclerosi, infarti ed ictus; infine, agisce da protettore per la vista e l’udito.

Prima di assumere, però, un integratore di taurina (ma questo vale per qualsiasi tipo di integratore) sarebbe opportuno consultare il proprio medico, per essere sicuri di non incorrere in effetti collaterali fastidiosi, legati alle proprie condizioni fisiche.

Alopecia androgenetica femminile: come riconoscerla

L’alopecia femminile, più comunemente conosciuta come calvizie femminile, si presenta con un modello tipico di perdita dei capelli e può essere causata da disfunzioni ormonali, dall’invecchiamento o da una predisposizione genetica.

In linea di massima, i capelli crescono di circa 1/2cm al mese: ogni capello cresce per un periodo che in media va dai 2 ai 4 anni, rimane a quella lunghezza per un breve periodo, dopodiché cade. Per sopperire alla caduta, nel giro di qualche giorno inizia a crescere un nuovo capello. In qualsiasi momento, sul cuoio capelluto, circa l’85% dei capelli è in fase di crescita e il 15% è in fase di riposo.

La calvizie si verifica quando i capelli cadono, ma non avviene una nuova crescita per sostituire la perdita; le cause di questo disturbo non sono ancora chiarissime, ma come ho accennato in precedenza, il problema è spesso associato ad una predisposizione genetica, all’invecchiamento o a livelli ormonali anomali (in particolare degli ormoni androgeni, gli ormoni sessuali maschili).

I cambiamenti che avvengono nei livelli degli ormoni influenzano senza dubbio la crescita dei capelli. Ad esempio, è dimostrato che dopo la menopausa, molte donne accusano una maggiore fragilità dei capelli e, al contempo, un aumento della peluria facciale.

Una maggiore perdita di capelli, però, può verificarsi in alcune donne per cause diverse dall’alopecia androgenetica:

  • perdita temporanea dei capelli dovuta ad un intervento chirurgico o ad una gravidanza;

  • indebolimento di capelli dovuto a trattamenti che stressano il cuoio capelluto, come piastre o extension;

  • perdita di capelli in aree localizzate e ben definite a causa dell’alopecia areata, un disordine immunitario che causa una perdita temporanea dei capelli;

  • problemi dermatologici;

  • un diverso squilibrio ormonale (eccesso di testosterone o dell’ormone tiroideo)

  • carenze vitaminiche o di ferro;

La perdita dei capelli causata dai motivi elencati è di solito reversibile e viene identificata ed affrontata in modo corretto.

Ma vediamo quali sono i sintomi dell’alopecia femminile: innanzitutto avviene un diradamento diffuso su tutta la testa (diversamente da quello che accade nella calvizie maschile) e l’attaccatura non si modifica anche se i capelli risultano più fini e sfibrati. Raramente l’alopecia femminile sfocia in una calvizie totale come negli uomini.

Esistono diversi metodi per limitare gli effetti causati dall’alopecia androgenetica femminile, che di solito è vista come un problema più importante per le donne rispetto agli uomini. È possibile ricorrere a cure ormonali, ma se la caduta è già ad uno stato avanzato, questa potrà solo bloccare un’ulteriore perdita ed i capelli caduti non saranno in grado di ricrescere. Tra i rimedi più utilizzati per coprire i segni della calvizie femminile c’è, per esempio, la tricopigmentazione (tecnica che attraverso l’iniezione di pigmenti colorati crea un effetto riempitivo nelle zone colpite da calvizie) che permette di avere una chioma omogenea alla vista senza ricorrere alla chirurgia.

Non è facile autodiagnosticarsi l’alopecia femminile: è necessario, appena ci si accorge di una perdita importante non giustificata, rivolgersi al proprio medico per cercare di capire quale sia la strada più adatta al tipo di problema riscontrato.

Devitalizzazione di un dente: quando è necessaria

Dolore e gonfiore sono strumenti utilizzati dal nostro corpo per avvertirci che una carie è arrivata alla polpa dentale e la sta infettando. Se presa in tempo, questa condizione può essere trattata con la devitalizzazione del dente compromesso, evitandone l’estrazione.

Eseguita su denti gravemente compromessi da processi cariogeni profondi, pulpiti in fase avanzata o violenti traumi, la devitalizzazione è una terapia endodontica finalizzata alla rimozione totale dei tessuti infetti dal canale radicolare. Realizzata da odontoiatri specializzati in endodonzia, ramo dell’odontoiatria che si occupa della parte interna del dente in cui risiedono la polpa dentale, le terminazioni nervose, i vasi sanguigni e gli odontoblasti, la devitalizzazione viene eseguita al fine di preservare l’elemento dentale compromesso, evitarne l’estrazione e prevenire l’insorgenza di malattie parodontali.

Dal dente da devitalizzare, l’endodontista asporta la polpa malata ed infetta, il nervo ed i vasi sanguigni, effettua un’accurata detersione ed una profonda disinfezione con ipoclorito di sodio, dopodiché sigilla i canali radicolari con cemento canalare adesivo e guttaperca, una resina naturale in grado di trasformarsi in idrossido di calcio. Infine, l’endodontista procede con un’otturazione temporanea e la posa di una capsula con il fine di impedire alle cariche batteriche di riformare l’infezione.

Si ricorre alla devitalizzazione dei denti con polpa necrotica o in gangrena pulpare, detta anche trattamento canalare o endodontico, in caso di carie penetrante ed estesa che ha raggiunto la polpa dentale infettandola o in caso di necrosi della polpa, quando l’infezione raggiunge i tessuti connettivi all’interno del dente. Anche in caso di otturazione infiltrata potrebbe rendersi necessaria la devitalizzazione del dente, o in seguito ad un violento trauma e conseguente profonda frattura dell’elemento dentale. » Read more

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Cos’è il virus Zika

Il virus Zika è una particolare forma di virus che si sta sviluppando nel sud America da poco meno di un anno. Infatti esso è arrivato prima di tutti in Brasile, da dove, poi, si è diramato verso più di 18 Paesi limitrofi.

All’inizio il problema era stato considerato di scarsa importanza, da questo deriva il fatto che non vi erano un’informazione molto elevata a livello globale dello sviluppo di questo virus. Tuttavia, in seguito, si sono cominciati a scoprire alcuni effetti collaterali, ad esempio deformazioni dei feti, che hanno portato alla rivalutazione del livello di rischio di questo virus. » Read more

Malattie della pelle e alimentazione

Nell’ultimo decennio sono sempre più numerosi gli studi medico-scientifici riguardanti l’importante correlazione tra la nostra salute e quello che mangiamo.
Molte malattie delle quali soffre la maggior parte della gente sono infatti dovute al tipo di alimentazione che viene seguita, soprattutto nel caso delle malattie a carico dell’epidermide.
Nella quasi totalità delle sperimentazioni eseguite si evince infatti che alcuni tipi di dermatite, eczemi, acne e psoriasi, oltre ad essere attivate dal mal funzionamento del sistema immunitario, sono strettamente collegati al cibo ingerito.

Alimenti quali lo zucchero, i latticini e i prodotti ottenuti con l’utilizzo di farine raffinate possono infiammare ulteriormente la parte interessata e rallentarne la guarigione; mentre gli alimenti che contengono gli acidi grassi essenziali come gli Omega3 (pesce azzuro, olio d’oliva, noci, mandorle, ecc.) possono far diminuire rapidamente l’infiammazione, facendola regredire, fino a farla scomparire del tutto. A volte basta qualche modifica al nostro piano alimentare, per attenuare i sintomi di aclune malattie, come abbiamo visto.

Non bisogna però stravolgere la propria alimentazione senza aver prima chiesto consiglio ad un medico specialista, quali il medico dietista o il biologo nutrizionista, le uniche figure riconosciute in Italia che possono ideare diete apposite e su misura per ogni persona. Vi sconsigliamo di rivolgervi ai fantomatici coach alimentari, che non solo non sono riconosciuti come figura professionale, ma che promettono risultati strabilianti a discapito della salute del paziente. » Read more

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