Category Archives: Economia e Finanza

Corso Exchange: apri le porte del futuro

La possibilità di lavorare nel settore dell’informatica è una di quelle cose che, soprattutto ultimamente, alletta sempre di più tutti coloro che sono alla ricerca di un impiego o si stanno formando al fine di trovarne uno idoneo per le proprie esigenze e attitudini. Attenzione, però, perché non ci si può improvvisare professionisti in questo settore e, anche se potrebbe sembrare facile e immediato, ci vogliono non poche competenze specifiche che, come si immagina, si ottengono solo con i corsi di specializzazione. Le giuste conoscenze sono imprescindibili, soprattutto alla luce del fatto che si tratta di un settore in crescita e questo significa solo una cosa, ossia concorrenza spietata. Come si batte la concorrenza? Diventando i migliori del settore, frequentando corsi professionalizzanti e specializzandosi.

Ecco uno dei tanti motivi per i quali si deve frequentare almeno un corso di informatica se si desidera intraprendere l’iter che porta a lavorare nel settore. Naturalmente, è sempre meglio puntare su corsi specifici come, ad esempio, un Corso Exchange Microsoft molto utile per tutti coloro che vogliono entrare in questo mondo. La Scuola Vega organizza un corso Microsoft Exchange Server 2013 molto autorevole, dato che è stato riconosciuto alla Microsoft IT Accademy, alla luce del fatto che ne riprende il programma ufficiale e che mette a disposizione della classe di studi alcuni tra i migliori professionisti del settore. Si tratta di un corso intensivo e professionalizzante che permetterà a tutti coloro che lo desiderano di approfondire un aspetto del vasto mondo dell’informatica che sta prendendo sempre più piede.

Il corso organizzato dalla Scuola Vega è ben strutturato, in modo da dare tutte le competenze che si devono avere. Lo si può frequentare dal vivo o anche a distanza e, in questo ultimo caso, è prevista la partecipazione in real time dello studente. Cosa significa? Che chi non può essere fisicamente in aula non dovrà accontentarsi solo ed esclusivamente di lezioni registrate ma potrà partecipare attivamente all’attività didattica, proprio come se fosse presente. Uno dei punti su cui si basa questo corso è, infatti, il rapporto professori e alunni, che deve essere ben saldo in modo tale da permettere di apprendere il più possibile.

Del resto, la Scuola Vega è sinonimo e garanzia di altissima qualità per quel che concerne i corsi formativi nel settore dell’informatica. Si tratta, come detto, di una scuola riconosciuta, che mette a disposizione dei suoi alunni il fior fiore dei professionisti del settore, tutti accreditati e con un metodo di insegnamento sperimentato e molto valido. Frequentare un corso presso la Scuola Vega apre quelle che si possono definire le porte del futuro perché, come detto, offre la migliore formazione possibile.

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Rimborso iva anche senza Modello Vr

Al fine della richiesta di rimborso iva è sufficiente per il contribuente riportare il credito direttamente in dichiarazione, avendo poi la possibilità di attivare la procedura di restituzione attraverso la presentazione del VR (possibilità di presentarlo entro 10 anni, come stabilito dallaCorte di Cassazione).

La sentenza n. 11389 del 2015 è stata emanata a seguito di una istanza di rimborso iva presentata da parte di una società, volta ad ottenere la restituzione di un credito risultante nell’anno di cessazione dell’attività. L’agenzia delle Entrate non erogava il rimborso iva previsto in quanto il contribuente non ha presentato il prescritto modello VR, nonostante il credito risultasse regolarmente iscritto in dichiarazione. In Cassazione l’Agenzia delle Entrate continuava a sostenere che comunque il rimborso dovesse essere negato in quanto il contribuente oltre a non aver presentato il modello VR, ha regolarizzato la propria posizione oltre il termine biennale di prescrizione previsto. » Read more

L’assicurazione auto temporanea: la scelta ideale per risparmiare

Gli automobilisti italiani hanno oggi a loro disposizione molte soluzioni personalizzabili per la polizza auto, soluzioni che permettono di ottenere un prodotto assicurativo cucito sulle specifiche esigenze di ogni guidatore riuscendo allo stesso tempo anche a risparmiare davvero molto, dettaglio questo da non sottovalutare visto che il mercato assicurativo italiano risulta uno dei più cari di tutta Europa, se non il più caro in assoluto. Tra le migliori soluzioni assicurative personalizzabili dobbiamo sicuramente ricordare l’assicurazione auto temporanea, personalizzabile in base al tempo di utilizzo effettivo del proprio veicolo. La polizza assicurativa temporanea è infatti disponibile con formule diverse che vanno da pochi giorni soltanto a qualche mese sino ad arrivare a quelle che sono le assicurazioni semestrali. Questa polizza è davvero conveniente? Per rispondere a questa domanda dovremmo valutare caso per caso, ma quel che è certo è che la polizza temporanea è ideale soprattutto per coloro che utilizzano l’auto davvero poco e solo in alcuni periodi dell’anno.

L’assicurazione auto temporanea è la scelta ideale però solo per coloro che sanno già in anticipo quando utilizzeranno la loro auto o per quanto tempo. I giorni o i mesi di utilizzo della propria auto devono infatti essere indicati direttamente nel contratto assicurativo e non possono essere modificati in corsa, anche un solo piccolo errore o ripensamento potrebbe portare quindi a costi extra che possono essere anche davvero molto salati. Riuscendo a non sforare è però possibile ottenere un risparmio davvero molto importante e così finalmente il costo della polizza assicurativa diventa accessibile e adeguato alle proprie specifiche esigenze. » Read more

Organismi di conciliazione

Gli organismi di conciliazione sono una serie di enti privati adibiti a svolgere i procedimento di mediazione civile, accreditati presso il Ministero della Giustizia ed inserito nel rispettivo Registro degli organismi di mediazione, secondo quanto indicato nell’art. 16 del decreto legislativo 28/2010.

 

La figura del Direttore Generale

 

Secondo quanto previsto da questo articolo, il responsabile della tenuta del registro degli organismi di conciliazione è da identificarsi nel Direttore generale della giustizia civile del Dipartimento degli affari di giustizia.

Quest’ultimo si occupa anche di tenere l’elenco degli enti che abbiano ricevuto l’abilitazione a tenere corsi di formazione per la figura di mediatore civile.

Egli deve anche verificare i requisiti che qualificano i vari mediatori che appartengono ad un organismo di conciliazione. Tali requisiti prevedono una formazione specifica da acquisirsi presso i centri di formazione. » Read more

Addizionali comunali 730: le tasse da versare ai Comuni e all’Irpef

La dichiarazione dei redditi va presentata ogni anno, e ci si devono elencare con precisione e con scrupolo tutti i nostri movimenti di denaro (in entrata e in uscita, indicando quelli detraibili dal totale del carico fiscale). La maggioranza dei cittadini contribuenti, costituita da lavoratori dipendenti e da pensionati, compilano annualmente la propria dichiarazione dei redditi utilizzando il modello 730, che arriverà€ poi all’Agenzia delle Entrate passando prima per le mani del sostituto d’imposta oppure attraverso un professionista abilitato nel settore fiscale (esempio: commercialisti e contabili) o, ancora, tramite un Caf (acronimo per Centro di Assistenza Fiscale). In base a quanto dichiariamo nel 730, lo Stato ci impone un tot da versare sotto forma di tasse.

Scoprire le tasse e le esenzioni su internet

Tuttavia, alle tasse che derivano direttamente dal 730 e che vengono emanate dallo Stato tramite l’Agenzia delle Entrate, si aggiungono spesso delle tasse addizionali comunali, ulteriori quindi a quelle che si devono al solo 730. Si possono conoscere tali addizionali comunali andando, banalmente, sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze e muovendosi, poi, nell’area specifica del Dipartimento delle Finanze; a questo punto ci si dovrà muovere nelle pagine tematiche di fiscalità locale prima e addizionale comunale all’Irpef poi. » Read more

Aste giudiziarie: è boom dell’offerta

Ad osservare i dati forniti in merito alle compravendite giudiziali italiane il fenomeno inerente la crisi mondiale che ha coinvolto anche il nostro paese è abbastanza evidente. In particolare sempre più beni sono pignorati e finiscono all’asta, ma all’evidente impennata dell’offerta non corrisponde una altrettanto evidente crescita della domanda.

Occorre comunque ricordare che i dati curati dalla Direzione Generale della Statistica sono presenti sino all’anno 2013, e quindi manca ancora un periodo in cui la crisi è stata comunque pesante (anno 2014). L’anno 2013 in particolare si è chiuso con vendite giudiziarie di beni immobili per 12.984 unità con un incremento del 16,9 % in relazione all’anno precedente. Le assegnazioni sono invece crollate di oltre 42 punti percentuali (e queste si sono attestate pertanto a 1.599). Sebbene non siano ancora presenti dati aggiornati la sensazione è che negli ultimi 15 mesi la situazione sia anche peggiorata. Infatti sono in molti, gli addetti ai lavori che testimoniano di aste giudiziarie andate deserte, a causa soprattutto di prezzi fermi a tre o quattro anni fa che adesso non corrispondono ai reali valori di mercato, senza contare che i lunghi tempi di attesa.

Per capire l’incremento che si è avuto nell’offerta di immobili pignorati basti pensare che in una città media, come Bologna, si è passati da 500 – 600 unità immobiliari annue a circa un migliaio nel giro di 5 anni, di questi l’80 % circa è riferibile a cittadini che purtroppo non sono riuscite a pagare le rate del mutuo.

Nonostante le difficoltà la situazione è comunque in miglioramento visto che sino ad un anno fa i dati indicano che circa il 92 % delle aste andava deserto, mentre adesso circa l’82 % delle aste si chiude con un non compratore. Al riguardo occorre considerare che, al fine dell’assegnazione di un bene, si è passati da una media di circa 7-8 aste a circa 6. Dati che comunque sono lontani dalla media europea, visto che negli stati dell’Unione Europea, in media, dopo tre aste il bene viene aggiudicato.

Nuove tasse per il settore turismo

L’industria del turismo potrebbe subire un duro contraccolpo a seguito dell’introduzione dei nuovi tributi previsti dall’erario per tale settore. Innanzitutto c’è la tassa di soggiorno, recentemente introdotta dal Governo in relazione ai pernottamenti da parte dei turisti in strutture ricettive. I comuni che decidono di applicare tale tipo di tassa potrebbero ben presto salire dagli attuali 649 a circa un migliaio incrementando di alcuni milioni di euro gli incassi delle casse comunali.

Ad incrementare le ansie degli operatori negative si aggiungono anche le previsioni negative fatte dalla società di consulenza Jfc che prevede un incremento delle tasse sui turisti di circa il 54 % rispetto al 2014. Oltre alla tassa sul soggiorno, già varata dall’esecutivo, potrebbe infatti essere introdotta anche la cosiddetta tassa sui viaggiatori che porterebbe l’incasso per l’erario a circa 730 milioni di euro a fronte dei 465 milioni di euro preventivati nel 2014.

Per quanto riguarda la tassa di soggiorno lo stesso ministro del turismo, Dario Franceschini, ha spiegato che sulla tassa di soggiorno Parlamento e Governo dovranno effettuare un ragionamento di modifica legislativa. Attualmente i comuni che applicano tale tipo di tassa sono passati da 649 a 666 e ben presto potrebbero avere un notevole incremento. Entro l’estate si aggiungeranno infatti 17 amministrazioni  e successivamente altri 217 comuni (sono gli enti della Provincia di Trento dove l’imposta di soggiorno partirà dal 1° Novembre) ed a questi potrebbero aggiungersi anche altri (infatti alcuni comuni legano l’introduzione del tributo alla partenza dell’expo di Milano.

Altra tassa a carico del turismo è  il ticket sui bus turistici, attualmente applicato da 38 amministrazioni, di cui ben 9 in Toscana, con introiti che hanno raggiunto i 96 milioni di euro nel 2014. Basti pensare che la sola amministrazione comunale di Verona ha incassato circa 900 mila euro e dal primo Gennaio ha anche incrementato i prezzi di  circa il 20 %.

Certificazione degli utili: chi deve occuparsene?

Il 7 gennaio 2013 è stato approvato dall’Agenzia delle entrate il nuovo schema di certificazione degli utili e dei proventi equiparati, delle ritenute operate e delle imposte sostitutive applicate. Il provvedimento ha, così, aggiornato la versione precedente risalente al 2009 del modello per l’attestazione degli utili derivanti dalla partecipazione a soggetti IRES residenti e non in Italia, in qualunque forma corrisposti, a decorrere dal 1° gennaio 2012. L’aggiornamento è stato necessario per recepire l’unificazione delle aliquote di tassazione (art. 2 del D.L. n°138/2011).

Sono esclusi dalla certificazione gli utili assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o a imposta sostitutiva. Il 28 febbraio è la scadenza per consegnare il modello ai percettori al fine di attestare i proventi del 2012.

Modulistica certificazione degli utili

Ogni 28 febbraio dell’anno successivo all’operatività , si consegna la Certificazione degli utili e dei proventi equiparati (CUPE) ai soggetti residenti nel territorio della Stato che percepiscono utili derivanti dalla partecipazione a soggetti IRES.

La modulistica di riferimento è la seguente:

  • Schema di certificazione degli utili e dei proventi equiparati (Cupe)
    Istruzioni per la compilazione dello Schema di certificazione degli utili e dei proventi equiparati (Cupe)

I soggetti che devono rilasciare la certificazione

  • società ed enti emittenti, come ad esempio trust, società di capitali, ecc. (articolo 73, comma 1, lettere a e b del Tuir);
  • casse incaricate del pagamento degli utili o di altri proventi equiparati;
  • intermediari aderenti al sistema di deposito accentrato gestito dalla Monte Titoli Spa;
  • rappresentanti fiscali in Italia degli intermediari non residenti aderenti al sistema Monte Titoli Spa e degli intermediari non residenti che aderiscono a sistemi esteri di deposito accentrato aderenti sempre al sistema Monte Titoli Spa;
  • società fiduciarie, con esclusivo riferimento agli effettivi proprietari delle azioni o titoli ad esse intestate, sulle quali siano riscossi utili o altri proventi equiparati;
  • imprese di investimento e agenti di cambio;
  • ogni altro sostituto d’imposta che interviene nella riscossione di utili o proventi equiparati derivanti da azioni o titoli.

La certificazione deve essere, inoltre, rilasciata per i proventi derivanti da:

  • titoli e strumenti finanziari assimilati alle azioni, anche per il trading online;
  • contratti di associazione in partecipazione (partecipazione agli utili in cambio di capitale e/o lavoro);
  • contratti di cointeressenza (si intende per contratto di cointeressenza propria apporto di capitale e/o lavoro con partecipazione agli utili ma non alle perdite; per contratto di cointeressenza impropria si intende, invece, la partecipazione agli utili e alle perdite senza apporto di lavoro o capitale cfr. Agenzia delle entrate).

Prestiti senza busta paga

Gli istituti di credito e le banche concedono prestiti senza busta paga solo in due casi. Nel primo caso la banca concede un mutuo ipotecario per liquidità, se il richiedente è proprietario di un immobile da offrire come garanzia. Nel secondo caso il richiedente ha bisogno di un garante, detto anche fideiussore, che si fa carico della restituzione della somma di denaro nel caso in cui il richiedente non riesca a restituire il prestito. Il garante deve presentare alla banca delle garanzie reali come ad esempio uno stipendio o altre entrate economiche dimostrabili.

Documenti necessari

Le persone che hanno bisogno di richiedere un prestito, devono presentare all’istituto di credito alcuni documenti, che riportiamo di seguito.

  • Un documento di identità in corso di validità
  • Il tesserino del codice fiscale
  • L’ultima busta paga, nel caso in cui sia richiesto un garante
  • L’ultimo Modello CUD
  • La documentazione dalla quale risulta che il richiedente sta lavorando o percepisce una retribuzione mensile
  • Infine i documenti relativi alla situazione reddituale del richiedente

E’ importante sapere che gli istituti di credito non concedono i finanziamenti alle persone che hanno più di trentacinque anni e chi non ha lavorato per almeno trenta mesi negli ultimi tre anni, anche se questo è avvenuto alle dipendenze di più società. » Read more

Prestiti personali, attenzione alla privacy

Le società che forniscono servizi di preventivi online per usufruire di prestiti sono obbligate a garantire maggiore rispetto per i richiedenti, che nel momento in cui si trovano in cerca di fonti di finanziamento si trovano in una situazione di forte debolezza: non è quindi possibile utilizzare i loro dati senza consenso per finalità commerciali.

È quanto ha decretato il Garante della Privacy in un recente provvedimento diretto ad un’azienda di intermediazione online alla quale è stato espressamente vietato l’utilizzo dei dati personali degli utenti a fini di marketing, senza un loro specifico consenso al trattamento. “Le società che offrono servizi di preventivi online per l’accesso al credito – dichiara il Garante – hanno l’obbligo di rispettare le regole relative alla protezione dei dati personali e non possono “sfruttare” a fini di marketing la situazione di debolezza dei consumatori nel difficile momento della ricerca di possibili fonti di finanziamento come le cessioni del quinto, o i prestiti personali. Soprattutto nell’attuale situazione di crisi economica”. E’ espressamente vietato quindi l’utilizzo dei dati personali dei consumatori a fini di commerciali. Attenzione quindi quando si ricevono, sulla propria casella e-mail, offerte dalle varie agenzie di intermediazioni, questo significa che i nostri dati potrebbero essere usati indebitamente dalle agenzie contro la nostra volontà.

L’iscrizione nella newsletter della società può avvenire automaticamente durante la richiesta di un preventivo. Tali richieste sono migliaia ogni giorno perciò si è reso necessario l’intervento del Garante. La segnalazione è arrivata da un utente che, dopo il preventivo, si è visto arrivare quotidianamente comunicazioni promozionali da parte dell’agenzia. A seguito di un accertamento l’Autorità ha scoperto che la società sottoponeva agli utenti un modello di richiesta di consenso, già precompilato, che era diretto sia alla fornitura del servizio richiesto, sia per finalità diverse, come il continuo invio di informazioni commerciali. Un modus operandi sbagliato: la legge prevede, infatti, che il modulo per l’assenso riguardo l’utilizzo dei propri dati personali deve obbligatoriamente essere ben distinto da quello per la richiesta di preventivo.

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